Nota Sintetica per l'intervento sociale nella Circoscrizione Albano Centro


La città di tutti


breve analisi sociale dell'ambiente città.

La città è un ambiente ostile per alcune categorie di persone. Spesso essa è costruita intorno ad una pretesa normalità la quale, in realtà, è la costruzione fisica dell'idea di luogo agibile espressa da quanti politicamente ed operativamente hanno il potere di conformarla.

Le nostre città dunque sono ambienti adatti ad uomini bianchi con età media di 45 anni in piena salute psicofisica e automuniti.

A questo riguardo significa che tutte le altre categorie di cittadini sono, con il crescere delle loro difficoltà individuali a fronte del modello, progressivamente svantaggiati nel vivere in tale ambiente. Lo svantaggio delle persone arriva a casi di non sufficiente abilità (disabilità) a poter usufruire in pieno e autonomamente di questo tipo di ambiente.

Chi deve vivere in un ambiente che non è stato pensato per lui trova di fronte a se difficoltà di partenza. Ci si ritrova, dunque, a dover svolgere “normali” funzioni sociali, lavorative, di studio e di vita che possono crescere progressivamente sino a divenire insormontabili (handicap) per l'individuo e che gli fanno perdere la propria autonomia e autosufficienza facendolo divenire dipendente da altri, un soggetto da assistere.

In una società che, essenzialmente, affida alla famiglia la stragrande maggioranza dei compiti di cura, di assistenza, di aiuto; l'attività dell'intervento dell'ente pubblico si concentra su i cittadini in difficoltà che per motivi di reddito, disgregazione familiare od altro non sono in grado di affrontare autonomamente i vari livelli di cura di se stessi.

A margine di quanto detto si fa rilevare come, nei compiti di cura e di assistenza in casa, la parola famiglia si deve leggere prevalentemente come donna.

L'attuale concetto di normalità, dunque, nasconde nelle sue spire rendendole invisibile le profonde ineguaglianze tra cittadini. Per godere di alcuni diritti bisogna essere “normali” e questo stato di normalità e in sostanza quello enunciato all'inizio di questo scritto. Tutti coloro che si trovino al di fuori di quello stato: per sesso, scelta sessuale, età, diversabilità, cultura, etnia, etc. sono condannati ad avere difficoltà.


La comunità come supporto all'Istituzione nella costruzione dell'eguaglianza dei diversi

Abbattere il mito della normalità significa porre le condizioni minime e necessarie per poter tornare a parlare di uguaglianza. Non solo dell'uguaglianza formale del pensiero liberale classico, per cui i cittadini sono uguali quando sono messi in uguali condizioni di partenza. Ma si potrà affrontare il tema dell'uguaglianza perseguendo l'uguaglianza sostanziale, per cui i cittadini sono uguali quando sono uguali le condizioni di arrivo che si sono stabilite.

La normalità è dunque un disvalore omologante che tende a semplificare la società producendo esclusione.

É quindi necessario prendere, e far prendere, coscienza che la diversità è un valore perché rende consapevoli delle parzialità dei singoli, di ogni singolo individuo, e permette di costruire strutture complesse di relazioni irriducibili ad ogni media statistica.

Solo assumendo la diversità come punto di partenza si potranno realmente “far parti uguali tra disuguali” e costruire una società inclusiva che non trasforma i problemi dei singoli, nella loro identificazione sociale.

Oggi ogni qualvolta un cittadino ha un problema, essendo un suo problema, può risolverlo in due modi: individualmente se è censuariamente autosufficiente o a carico del servizio pubblico se non lo è. Abbattere il mito “dell'onnipotenza (impotenza) del servizio sociale pubblico” significa rimettere nelle mani dei cittadini la loro responsabilità di comunità da poter esercitare, a diversi livelli, con la solidarietà. L'idea di costruire una città di tutti necessita di andare oltre la convinzione che questa si possa costruire con le risorse di bilancio dell'Amministrazione Comunale, sia pure integrate da quelle di altri Enti Locali, che pure sono fondamentali.

Una città priva di ogni tipo di barriere architettoniche, sociali, culturali necessità, per poter essere realizzata, dall'impegno, a diversi livelli, di tutti i suoi cittadini. Ovviamente abbattere il “mito” non significa abbattere quella parte di Welfarstate realizzato dagli Enti Locali, ma solo ridisegnarne il ruolo in un intervento più complesso che abbia la tendenza di rendere la comunità in quanto tale responsabile del “benessere” dei propri individui.


Linee di intervento

A partire dalle riflessioni su esposte si possono individuare, massificando per categorie, quali sono le aree della società più esposte al disagio, all'abbandono, al rischio di esclusione sociale:

A monte deve trasformarsi una cultura che oggi si può definire della “normalità”.

Anziani;

Bambini, adolescenti e giovani;

Diversamente abili;

Donne;

Migranti.

Ovviamente queste sono solo categorie classificatorie concettuali che non considerano( e non escludono) le naturali intersezioni dei singoli soggetti.

Secondo i compiti della Circoscrizione stabiliti negli art.14; 15; 16; 18 e 19, così come stabiliti dal vigente regolamento approvato dal Consiglio Comunale, si propone un piano di intervento Circoscrizionale che abbia alla sua base i seguenti elementi: Costruzione di rapporti e interazioni positive con il dirigente specifico di settore; richiesta all'assessore del coinvolgimento della circoscrizione nella definizione politica del piano annuale di intervento; la costituzione di organismi di partecipazione con compiti di elaborazione e proposta:

Consulta dei Giovani;

Consulta delle Donne;

Consulta dell'associazionismo sociale;

Consulta della Pace;

Restano esclusi da questo tipo di organismi Gli Anziani, i bambini (0-10 anni) e gli adolescenti (11-16 anni). Ciò avviene non per dimenticanza rispetto a un percorso che sembra automatico ma per le caratteristiche intrinseche a queste fasce d'età oppure a fronte di considerazioni politiche. Per quanto riguarda gli Anziani, si è rilevato che essi già posseggono un forte strumento di promozione sociale, il Centro Anziani. Pensare ad una consulta, nel loro caso, significherebbe ideare un organismo che restringe invece di ampliare la partecipazione. Per questo motivo e per evitare appesantimenti burocratico – formali – procedurali si ritiene che il percorso più adeguato passi attraverso la costruzione di un complesso rapporto di relazioni. Il punto di partenza è quanto previsto dal regolamento di funzionamento delle Circoscrizioni, che prevede la loro partecipazione insieme all'assessorato ai servizi sociali alla programmazione annuale dei Centri Anziani. Oltre a tale elemento minimo si potranno prevedere, mantenendo un dialogo partecipativo, interventi spot, cioè centrati su singoli problemi.

Le caratteristiche tipiche dell'età di bambini ed adolescenti fanno si che non sia pensabile un autonomia di riflessione, decisionale e propositiva autonoma. Per queste fasce di età sarà necessario predisporre due modalità di intervento. La prima li vede oggetto delle discussioni e delle proposte e sarà realizzata nell'ambito di forum con esperti locali del settore. La seconda che, anche attraverso forme tutoriali o attraverso facilitatori, li vede soggetti attivi dei progetti a loro destinati.

Tutti gli organismi di elaborazione e di proposta vengono a cadere se del complesso delle idee proposte nessuna trova concreta realizzazione. A questo proposito la progettualità espressa dagli organismi o meglio la sua definizione applicativa vedrà la necessità di costruire un percorso di coinvolgimento dell'assessore ai Servizi Sociali. Oltre a questo percorso si può prevedere la ricerca di una gestione dei servizi di tipo strettamente Circoscrizionale.


Albano 19\4\07 Marco Bizzoni