Il 17 novembre tutti a Genova, la storia saremo ancora noi
di Vittorio Agnoletto
(...) In
tanti in questi anni abbiamo chiesto verità e giustizia per Carlo, per
le torture a Bolzaneto, per la brutale repressione dei cortei, delle
piazze, per il selvaggio agguato nella scuola Diaz. Abbiamo chiesto che
si facesse chiarezza sui mandanti politici di quei delitti e sulla
catena di comando delle forze dell'ordine che quei reati autorizzarono
quando addirittura non li pianificarono. Oggi, di fronte alle richieste
di due secoli di carcere e di indennizzi milionari per i 25
manifestanti accusati di devastazione e saccheggio - un reato in disuso
dai tempi di guerra, rispolverato in maniera strumentale - di fronte al
rischio che richieste simili riecheggino tra pochi giorni nelle aule di
Cosenza, di fronte alla bocciatura, con i voti di Mastella e Di Pietro
e grazie alle assenze dei socialisti, di una commissione d'inchiesta
parlamentare sui fatti del G8, di fronte alla certezza della
prescrizione anche in caso di condanna per gli uomini in divisa
responsabili delle violenze di Bolzaneto e della Diaz, la nostra
indignazione, la nostra voglia di verità deve tornare a manifestarsi
forte e unita per le strade di Genova.
Ma c'è di più. Proprio nel
momento in cui la politica istituzionale sembra scordarsi delle parole
spese - almeno nel centrosinistra - sulle "notti cilene" di Genova
2001, tornano drammaticamente attuali le ragioni che animarono la
manifestazione in solidarietà dei migranti di quel lontano 19 luglio
2001. Strumentalizzando la spinta emotiva, conseguente a un grave fatto
di cronaca, vengono assunti provvedimenti che alimentano la crescita di
comportamenti razzisti e xenofobi. Avevamo ragione. Il precipizio in
cui la politica di "un pensiero unico" rischia di far cadere la nostra
società è quello non solo dell'esclusione, ma dell'esclusione armata,
barricata, rancorosa e razzista.
La domanda che ora tutti noi
abbiamo di fronte è una sola: riusciremo a ritrovare lo spirito di
Genova senza far finta di non sapere che il tempo è passato, che le
storie e le diversità sono maturate? La sfida è questa. Non solo
coinvolgere tutte e tutti singoli, associazioni e collettivi venuti a
Genova nel 2001, ma anche coloro che a Genova non c'erano e che con
onestà hanno poi riconosciuto la gravità della ferita inferta in quei
giorni alla storia democratica del Paese. Per questo abbiamo lavorato
nei giorni scorsi per un appello comune, ampio e unitario nato al
tavolo aperto e solidale della Comunità di San Benedetto di Don Gallo.
A quel tavolo c'era anche una delegazione della Cgil di Genova. Ieri,
però la Cgil nazionale ha definito alcuni contenuti "non condivisibili"
e per questo ha annunciato che il 17 novembre non ci sarà. Ci
permettiamo di dire che sbagliano oggi come sbagliarono sei anni fa
(c'erano allora e oggi la Fiom e Lavoro & Società). Nel 2001 i
vertici della Cgil non compresero la necessità di unità nelle diversità
di fronte alle devastazioni della globalizzazione liberiste, non
compresero che un grande movimento stava nascendo in tutto il mondo;
oggi non comprendono come la richiesta unitaria di verità e giustizia
su Genova abbia bisogno di essere sostenuta e partecipata come
condizione imprescindibile per rimarginare una ferita ancora viva tra
una generazione e le nostre istituzioni.
Sappiamo la difficoltà
di ritornare a suonare insieme, come un orchestra, ciascuno con il suo
strumento, con la sua esperienza; la difficoltà di tornare ad essere un
movimento plurale, consapevole delle proprie diversità, ma anche dei
propri obiettivi comuni. Non ci nascondiamo nemmeno che l'esperienza di
governo, con le delusioni e le aspettative mancate, ha prodotto una
diversificazione di atteggiamenti, disponibilità e diffidenze nella
società civile e nei movimenti. Ma vorremmo ricordare a tutti che le
ragioni di Genova non solo restano intatte, ma sono diventate ancora
più drammatiche e non permetteremo a nessuno di scrivere sentenze
sommarie, di individuare dei capri espiatori, di riscrivere la storia a
uso e consumo di chi allora anziché tutelare i diritti costituzionali
massacrò cittadini inermi.
Per questo ancora una volta invitiamo
tutte e tutti, a ritrovare lo spirito di Genova nel rispetto della
storia di ciascuno, per una giornata di riflessione, di relazione, di
impegno e di lotta. Crediamo in una risposta che sia capace di
coinvolgere non solo i settori più militanti e attivi del movimento; ci
rivolgiamo a chi, ancora oggi, non ha spento la propria indignazione, a
tutti coloro che sei anni fa diedero un contributo straordinario per
fare e raccontare la nostra storia. Registi, attori, personalità del
mondo della cultura, tanti giornalisti con in testa la Fnsi, forze
sindacali, Rsu provenienti da centinaia di luoghi di lavoro, giuristi,
missionari, mondo associativo cattolico, scout... La storia di Genova
siamo tutti noi, lo saremo ancora.
E allora proviamo in questi pochi
giorni ad allargare lo sguardo e riportare a Genova quell'intuizione
giusta praticata da centinaia di migliaia di persone e che
scientificamente, ma fino ad ora inutilmente, hanno cercato di
distruggere. Abbiamo ancora molta strada da fare a partire dal 17
novembre.