Lettera a "Liberazione"
Senza falce e martello la sinistra non esiste?
Cara “Liberazione” non comprendo che cosa intenda il compagno Steri quando parlando di metodo vede nell'elaborazione di un nuovo simbolo elettorale una lesione democratica nel nostro Partito.
Ma il compagno Steri non era già
un famoso e apprezzato dirigente nazionale del PRC quando, al proprio
congresso, questo partito decise che bisognava lavorare nella
costruzione di una nuova soggettività politica? Forse era
distratto però la decisione congressuale di allora è
ancora valida oppure quella del congresso non fu la decisione di un
assise sufficientemente formale? Se le parole hanno un senso credo
proprio che, una volta avviata la costruzione di un soggetto politico
unitario e plurale, questi abbia l'obbligo di presentarsi come tale
ad ogni livello di consultazione elettorale, altrimenti si
chiamerebbe cartello elettorale, alleanza etc. Che cosa permise a
Rifondazione Comunista nel '98 di mantenere la propria autonomia. Il
simbolo con la falce ed il martello o l'esistenza di
un progetto e di una volontà di resistenza e di trasformazione
perseguita dai tanti militanti? Che il Partito Comunista Italiano
avesse la falce e martello è cosa nota ma a quale delle
identità che lo rappresentarono noi facciamo riferimento? Al
partito leninista dei rivoluzionari di professione, o al partito
nuovo di Togliatti, oppure al partito di Berlinguer, teso nella
costruzione di una politica unitaria che superasse le antiche
fratture tra rivoluzionari e riformisti.? Quando fondammo il PRC e
scegliemmo di mantenere il nostro simbolo e continuare a chiamarci
comunisti scegliemmo non di essere dei nostalgici ma di continuare ad
operare, da soli e a volte scherniti, nelle contraddizioni della
società ricercando e sforzandoci di impedire che il lavoro
divenisse muto nelle istituzioni, in un periodo storico in cui il
liberismo stravinceva nella società e tutti gli operai si
sentivano appartenenti al ceto medio. Abbiamo resistito, abbiamo
consentito che oggi possano ancora essere pronunciate le parole
lavoro, diritti, uguaglianza, pace. Oggi la società è
la stessa ma se da una parte è caduto il mito che con il
liberismo saremmo diventati tutti ricchi dall'altra dobbiamo anche
ammettere che nelle generazioni post '91 la parola comunista, quando
va bene, è assimilata a quella di ricco. Eppure nuovi
fermenti, nuove possibilità si aprono alla sinistra ma solo se
essa dimostrerà di saper incidere, di avere la forza per poter
incidere sulle scelte per il Paese. Al di fuori di questa
prospettiva resterà un'onorevole testimonianza, di cui due o
tre liste con la falce e martello nelle prossime elezioni ci
ricorderanno.
Marco Bizzoni,